About S.O.L.E.

“School in the Cloud” ora chiamato progetto S.O.L.E. ha origine da una precedente ricerca chiamata “Hole in the wall”, realizzata a partire dal 1999 quando Sugata Mitra docente di tecnologia didattica, scienze della comunicazione e del linguaggio collocò un computer con connessione Internet a Kalkaji, una baraccopoli indiana di Nuova Delhi che confinava con la finestra del suo studio nella locale università. Con il tempo i computer installati in India diventarono oltre 100 e Mitra cominciò a pubblicare i risultati delle sue osservazioni e ricerche.

Studi Internazionali

Con “Hole in the Wall” i bambini hanno imparato l’alfabetizzazione di base e le competenze informatiche. Le ricerche hanno dimostrato un miglioramento della coesione sociale, in particolare l’empatia (in zone nelle quali la ragione di vita è primariamente la sopravvivenza). I partecipanti hanno visto crescere la loro fiducia in loro stessi ed è migliorato il loro rendimento scolastico (soprattutto in: inglese, matematica, scienze e scienze sociali). Questi risultati sono stati osservati principalmente nei bambini e negli adolescenti.

Modelli educativi come S.O.L.E, detti MIE (Minimally Invasive Education) utilizzano la naturale curiosità dei partecipanti, fornendo loro un ambiente in cui possono imparare autonomamente. In questo processo, gli studenti imparano abilità di problem-solving e si impegnano nell’apprendimento collaborativo. Al contrario, l’insegnamento tradizionale si concentra sulla capacità dell’insegnante di diffondere informazioni in un ambiente di classe direttivo. Il MIE valorizza un’esperienza di apprendimento olistico.

Granny Cloud

Dopo 10 anni di ricerca, nel 2009 Sugata Mitra scoprì un altro aspetto molto importante, che diede il via alla sua ricerca successiva. In uno dei computer installati in India, Sugata caricò degli studi di biologia molecolare in inglese. Se ne andò e lasciò che i bambini esplorassero. Pochi mesi dopo i bambini avevano imparato a parlare inglese e avevano qualche conoscenza, chiaramente superficiale su argomenti di biologia molecolare. Tuttavia non era sufficiente per superare il test scolastico al quale nel mondo anglosassone li si sarebbe dovuti sottoporre alla loro età. Un giorno, durante le sue frequenti visite, prima di lasciare l’ India, Sugata decise di chiedere a una ragazza con esperienza da educatrice di accompagnare i bambini incoraggiandoli a imparare ed esplorare il tema della biologia molecolare. Passati alcuni mesi, al suo ritorno, i bambini furono nuovamente sottoposti a un test scolastico sull’argomento e questa volta lo superarono. Sugata si rese conto che mancava qualcosa in SOLE, c’era bisogno di un adulto che incoraggiasse i bambini. Così decise di chiedere agli insegnanti in pensione del Regno Unito di parlare ai bambini in India e creò le “Granny cloud“. I bambini sono in contatto con le “Grannys” (e-mediatrici) online, allenando così la loro conoscenza dell’inglese in modo informale, condividendo idee con bambini, domande o preoccupazioni. Nel 2013, quando Sugata Mitra ha vinto il TED Prize ha creato la piattaforma “School in the Cloud” che mirava a collegare i SOLE che si stavano sviluppando nel mondo per formare  una comunità con il coordinamento di un dipartimento appositamente creato presso l’Università di Newcastle, “SOLE Central” che monitorava e seguiva i progetti locali.

Con la metodologia SOLE agli studenti viene data la libertà di imparare in modo collaborativo con l’aiuto di Internet. l’insegnante diventa un facilitatore, incoraggiando gli studenti a rispondere alle domande confrontandosi all’interno dei micro gruppi formati autonomamente. Le sessioni SOLE si distinguono per la “Grande Domanda”, le scoperte, la spontaneità, la condivisione e l’intervento limitato dell’insegnante. Così i partecipanti si sentono motivati ad apprendere, confrontarsi, responsabilizzarsi.

È importante che le Grandi Domande siano interessanti, rilevanti, aperte e, possibilmente foriere di altre domande per i partecipanti al fine di ispirarli e motivarli. Normalmente, le Grandi Domande non hanno una risposta facile e possono anche non avere risposta. L’obiettivo non è tanto centrato sulla risposta, ma sulla riflessione e la ricerca che gli studenti fanno e sul percorso di riflessione per trovare, o non trovare risposta alla domanda posta.

Ci sono alcune regole importanti quando si esegue un SOLE:

1. I SOLE iniziano da una Grande Domanda

2. Gli studenti scelgono il loro gruppo di lavoro e possono cambiare gruppo in qualsiasi momento se desiderano;

3. Possono muoversi liberamente nel laboratorio, fare domande e condividere idee;

4. La Grande Domanda può essere esplorata in qualsiasi direzione, perché non esiste una risposta alla domanda (almeno fino a quando non se ne discute insieme);

5. Alla fine della sessione, i gruppi presentano i loro risultati agli altri partecipanti

Ci sono diversi vantaggi per nell’implementazione di SOLE:

  • Gli insegnanti saranno più in sintonia con gli studenti e i loro interessi di apprendimento; motiveranno la loro curiosità, piuttosto che l’obbligo di memorizzare concetti; l’ambiente di apprendimento sarà migliorato, aumenterà il livello di responsabilità dei partecipanti e le capacità di problem solving
  • Gli studenti diventeranno responsabili del proprio apprendimento; miglioreranno l’alfabetizzazione digitale; svilupperanno abitudini di apprendimento che potranno continuare ad implementare per tutta la vita; lavoreranno in modo collaborativo; saranno più motivati ad imparare e svilupperanno altre competenze in maniera trasversale: creatività, spirito critico, umiltà intellettuale.

Oggi, grazie alle continue sperimentazioni effettuate nel mondo, S.O.L.E. è una metodologia applicata con i giovanissimi ma anche con gli adulti perchè si è visto essere un ottimo (e divertente) sistema per rivitalizzare la curiosità intellettuale necessaria a muoversi nel mondo del lavoro di oggi.

Sugata Mitra è andato in pensione e, presso l’ Università di Newcastle è James Stanfield insieme ai suoi colleghi ad essere responsabile del corso “Future of Learning” che è parte del Master “Education: International Perspectives”.